Trilogia Millennium - Parte 2 di 3 - I tre film svedesi

Noomi Rapace Lisbeth Salander
La settimana scorsa ho parlato dei tre libri che formano la Trilogia Millennium, scritti dal defunto Stieg Larsson. Questa seconda parte dell'articolo verterà invece sui tre adattamenti cinematografici europei, in particolare sono coproduzioni svedesi-danesi. Questo articolo speciale vedrà la sua conclusione, ovvero la terza parte, quando saranno usciti tutti e tre i remake americani, il primo dei quali è in imminente uscita.
Qui a destra vedete l'attrice protagonista dei film europei, Noomi Rapace, nei panni di Lisbeth Salander, personaggio centrale nelle vicende della trilogia e, come avrete capito se avete letto il precedente articolo o se avete letto i libri, personaggio particolarmente complesso da riportare sullo schermo. Anzitutto perché Lisbeth parla poco e nei libri gran parte di lei emerge attraverso i pensieri, aspetto che sullo schermo risulta di difficile trasposizione. A ogni modo, nel commentare i tre film voglio tenermi il più distante possibile dal confronto con i libri, dal momento che sarebbe uno scontro perso in partenza. Solo in un caso mi soffermerò sul dettaglio della trasposizione, per il resto cercherò di mantenere uno sguardo il più possibile distaccato dal legame con i romanzi.
Uomini che odiano le donne locandina film
Uomini che odiano le donne è il primo film della trilogia, ed è diretto da Niels Arden Oplev. La pellicola dura parecchio, circa due ore e mezza, e nonostante ciò si nota una certa fretta nel rivelare i vari pezzi dell'enigma. Fretta che purtroppo non permette nemmeno un adeguato approfondimento di tutti i personaggi, dal momento che sono molti. In effetti, per stare nei tempi cinematografici, Oplev è costretto  a procede a ritmi quasi serrati, ma nonostante ciò la storia è sviluppata in maniera dignitosa e i personaggi riescono a coinvolgere e sono caratterizzati sufficientemente. I più curati sono, ovviamente, Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander. Blomkvist è interpretato da Michael Nyqvist, il quale non sempre riesce a rendere al meglio il suo personaggio, soprattutto dal punto di vista caratteriale e della mimica facciale. Invece l'attrice Noomi Rapace riesce a calarsi in maniera adeguata nel suo difficile ruolo: la Lisbeth cinematografica riesce a lasciare il segno nello spettatore grazie alle movenze, agli sguardi e anche alle urla. La scena dello stupro è uno dei momenti più importanti della storia della ragazza e lo spettatore è assieme a Lisbeth, le sue urla travalicano lo schermo ed entrano prepotentemente nel mondo dello spettatore. Assistiamo impotenti alla violenza e poi gioiamo quando vediamo compiersi la tremenda vendetta della giovane hacker. Il regista riesce a coinvolgerci nonostante i tempi stretti, la Rapace riesce a impersonare in maniera molto buona un personaggio ostico e complicato. Lisbeth emerge maggiormente attraverso gli sguardi e i movimenti, dal momento che parla lo stretto necessario e a causa del mezzo cinematografico non possiamo avere accesso ai suoi pensieri. Gli  altri attori recitano senza infamia né lode, e la storia è abbastanza curata da risultare auto-sufficiente. La prova è comunque ampiamente superata, e ritengo "Uomini che odiano le donne" la migliore delle tre trasposizioni.
La ragazza che giocava con il fuoco locandina film
Infatti il secondo film, La ragazza che giocava con il fuoco, presenta un forte calo tecnico rispetto alla prima pellicola. Il regista è cambiato, ora dietro la macchina da presa c'è Daniel Alfredson. La storia traballa, dal momento che nelle due ore di pellicola le indagini vengono svolte in maniera decisamente troppo frettolosa. L'atteggiamento nei riguardi dello sviluppo della trama è superficiale e ciò comporta un'immedesimazione ostacolata, per lo spettatore diventa difficile seguire le vicende mostrate senza avvertire un pizzico - e forse anche qualcosa di più - di noia. Anche la recitazione risente di questo approccio approssimativo: l'unica che riesce a tenere a galla la situazione è la solita Noomi Rapace, mentre tutti gli altri attori si attestano su un livello da telefilm di seconda categoria.
Tuttavia il più grande difetto di questo film sta proprio nei tagli che sono stati apportati nei riguardi della storia originale. Come ho anticipato nel pezzo introduttivo, sto sorvolando sul confronto con i libri, però c'è un unico dettaglio che mi preme sottolineare, anche per poter trarre delle conclusioni generali. Tra i vari tagli attuati ce n'è uno che riguarda un personaggio piuttosto centrale. Gli sceneggiatori hanno ignorato un elemento fondamentale della psiche e del comportamento di questo personaggio, con il risultato che, nel finale, un suo atteggiamento diventa un vero e proprio deus ex machina, mentre nel libro era perfettamente inquadrato nella psicologia del personaggio. Non voglio scendere più nel dettaglio per evitare spoiler indesiderati, però questo è un esempio evidente di come si possa tagliare senza ritegno la psicologia di un personaggio con la conseguenza di far crollare tutta la coerenza interna della narrazione e quindi far perdere l'auto-consistenza del film. Da questo punto di vista, "La ragazza che giocava con il fuoco" è sicuramente un film da dimenticare, sia in quanto tale, sia in quanto trasposizione del libro.
La regina dei castelli di carta locandina film
Arriviamo dunque all'ultimo film, La regina dei castelli di carta, diretto sempre da Alfredson. Ho visto questo film giusto qualche giorno fa, proprio per poter completare questo articolo, dal momento che la delusione del secondo film non mi aveva invogliato a vedere subito il terzo e ultimo capitolo. Quello che colpisce di più, durante la visione, è la profonda differenza di ritmo rispetto ai due film precedenti. Se prima avevamo a che fare con una fretta abbastanza evidente, ne "La regina dei castelli di carta" il ritmo è blando. Manca la tensione, e conseguentemente nella risoluzione finale, ovvero nelle fasi conclusive del processo, non c'è coinvolgimento da parte dello spettatore. Si assiste in maniera quasi distaccata alle vicende che vengono mostrate, senza avvertire un'immedesimazione con i personaggi. Anche Lisbeth appare meno incisiva rispetto ai film precedenti, seppure la Rapace mostra ancora di essersi impegnata adeguatamente nell'interpretare il suo personaggio. La recitazione conferma la brutta piega già avvertita nel secondo film, e l'impressione di superficialità si avverte anche da parte della regia, abbastanza anonima, e delle musiche, ancora più anonime. D'altro canto è da notare come, nonostante tutto, questo film risulti lievemente migliore del secondo, il quale rimane il peggiore - a mio avviso - della trilogia cinematografica.

Eccoci quindi alla fine di questa seconda parte dello speciale sulla Trilogia Millennium. Cinematograficamente parlando, la Trilogia è altalenante. Alla buona prova mostrata nel primo capitolo, segue un film piuttosto brutto - il secondo - e si chiude con un film che in qualche modo strappa a stenti la sufficienza. Visti i livelli medi di recitazione e di cura della regia, non mi sorprende che i tre film siano stati riproposti come mini-serie televisiva. E anzi, è probabile che nel formato televisivo riescano ad avere maggior successo. Noomi Rapace a mio avviso ha dato segno di grande professionalità: Lisbeth Salander non è affatto un personaggio semplice e l'attrice ha dimostrato in tutti e tre i film di essere in grado di interpretare la giovane hacker in maniera adeguata e coinvolgente. Non è un caso che da sola riesca a reggere il secondo e il terzo film, che altrimenti risulterebbero ancora più deludenti.
A questo punto non ci resta che attendere la trilogia americana, dal momento che il primo film sta per uscire nelle sale. Infatti sono passati appena due anni dall'ultimo film svedese e Hollywood sta già facendo uscire il primo film della serie. Ma di tutto questo ne riparleremo a tempo debito.

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